Nelle prossime settimane una delle più grandi organizzazioni sindacali aprirà la sua stagione congressuale, una liturgia novecentesca che, attraverso una fitta programmazione di assemblee tra i lavoratori, che tiene spesso poco conto dell'effettiva partecipazione alle assemblee stesse, stabilirà un numero di delegati ogni certo numero di iscritti (e non di effettivi partecipanti) che, dai congressi territoriali, fino ai nazionali, all'interno di ogni federazione o categoria, definirà, su mozioni programmatiche in parte diverse e contrapposte ma solo per tentare di rafforzare la propria corrente interna, la classe dirigente.
A questi si affiancheranno in un congresso che sarà unico l'enormità dei pensionati che quando va bene rappresentano solo, si fa per dire, il 50% degli iscritti tanto da essere determinanti per gli stessi assetti congressuali e la scelta dei dirigenti dunque, rappresentanze sindacali di lavoratori od ex lavoratori?
In un contesto politico e sociale poi profondamente mutato, sia nei partiti che nei sindacati, che valore hanno gli iscritti e che valore (o peso) ha la tessera che essi sottoscrivono nel processo congressuale che porta a stabilirne la classe dirigente all'interno delle organizzazioni? Il congresso resta ancora veramente lo strumento per legittimarne la classe dirigente in rappresentanza di una certa fetta di lavoratori, per i sindacati, o di cittadini, per i partiti?
Nei partiti il mercato delle vacche delle tessere alimenta da molto tempo ormai una politica cortigiana dove i potentati interni ai soggetti politici acquistano pacchetti di tessere che legittimano i dirigenti locali e via, via salendo su quelli nazionali, stabilendo così assetti congressuali dove, visti i numerosi esiti elettorali negativi, non si fa neppure più attenzione ad iscrivere una persona, uomo o donna, che poi nel segreto dell'urna si esprima veramente per quel partito e ciò accade spesso nei partiti di sinistra e centrosinistra.
Il correttivo, almeno per la politica, delle Primarie, strumento cui ha fatto spesso ricorso il Partito Democratico o le coalizioni di centrosinistra, ha presentato poi sempre diverse criticità, ignorate e dunque mai veramente affrontate, come spesso succede nei soggetti politici e partitici di centrosinistra e sinistra, con, inoltre, un continuo ribaltamento delle regole degli aventi diritto al voto e non arginando mai il fenomeno di partiti e coalizioni diverse, di solito di centrodestra, di andare a sostenere il candidato di centrosinistra ritenuto il peggior avversario o, viceversa, il candidato più vicino alle loro posizioni in caso di sconfitta elettorale.
Le probabilità reali poi di spuntarla di un candidato fuori dalle righe si è scontrato quasi sempre con l'impari macchina organizzativa associativa e sindacale di sinistra che spesso ha fiancheggiato le primarie e dove comunque l'eventuale outsider che fosse riuscito nell'impresa veniva spesso boicottato o annullando il risultato del voto qualora il vincitore non fosse stato uno dei candidati del sistema.
Le primarie inoltre sono state spesso l'elemento più manifesto dell'incapacità della classe politica dirigente scelta e come poco sopra descritta di trovare un candidato di sintesi.
Nei sindacati invece, la trattenuta perpetua in busta paga attraverso l'iscrizione è un vero tesoro per il sostentamento delle classi dirigenti sindacali, spesso molto meglio stipendiata dei lavoratori che dovrebbero rappresentare con innumerevoli altre voci tanto da farne una vera e propria casta.
La ritenuta sindacale mensile, proporzionale a quanto percepito, crea di fatto un diverso trattamento di rappresentanza tra chi è in grado di contribuire di più perché riveste un posizione più apicale e ben remunerata all'interno di un'organizzazione lavorativa da cui il sostentamento della classe sindacale rispetto ad un lavoratore nello stesso contratto ma di categoria inferiore pesando, se non in termini numerici, di influenza avendo più attenzione a non perdere il primo e la sua tessera pesante in termini di contributo mensile che del secondo.
Il contribuire in modo così diverso e significativo può generare pure un tentare di accaparrarsi un potenziale iscritto più benestante e solitamente in un posto di lavoro più tutelato piuttosto che rappresentarne decine che solo se messi assieme in numero spesso considerevole, viste il sempre maggior peggioramento delle buste paga, possono garantire le entrate del primo.
Prevale quindi spesso il buyer al customer nell'attività dei delegati sindacali che, per le più svariate ragioni, riescono a costruire una rapporto di fiducia, che a volte può sfociare pure in un sistema clientelare o basarsi sempre più sui sevizi resi, tipo di patronato o di CAF, che porta alla sottoscrizione di un contratto sindacale che delega la rappresentanza (apparente) anche qui a chi gestisce le tessere stabilendo gli assetti congressuali dunque le classi dirigenti ma sempre più assenti dalla realtà del mondo del lavoro e dalle vere istanze delle lavoratrici e dei lavoratori e sempre più incapaci di tradurlo anche in un'espressione di voto elettorale degli iscritti.
Infine, il tentativo deriso dalla sinistra e spesso dal sindacato di una partecipazione diretta promossa ad esempio dal MoVimento 5 Stelle è sicuramente imperfetto ma, una volta perfezionato, può superare quello che ormai è un grande limite delle organizzazioni politiche e sindacali odierne che però non possono rinunciarvi dato che non avrebbero più il controllo delle loro organizzazioni e vedrebbero messe in discussione il loro ruolo, ormai apparente, di, diremmo oggi, influencer nell'opinione pubblica ed elettorale. La formazione viene spesso lasciata all'università dove si pescano giovani già preparati che, almeno per i sindacati, non puzzano di lavoro (e i lavoratori lo sentono!) e la scrematura, che una volta cominciava nei consigli comunali per i politici e nei posti di lavoro per i sindacalisti, è invece decisa dal leader del momento che guarda alla sola fedeltà ed allineamento.
A questi si affiancheranno in un congresso che sarà unico l'enormità dei pensionati che quando va bene rappresentano solo, si fa per dire, il 50% degli iscritti tanto da essere determinanti per gli stessi assetti congressuali e la scelta dei dirigenti dunque, rappresentanze sindacali di lavoratori od ex lavoratori?
In un contesto politico e sociale poi profondamente mutato, sia nei partiti che nei sindacati, che valore hanno gli iscritti e che valore (o peso) ha la tessera che essi sottoscrivono nel processo congressuale che porta a stabilirne la classe dirigente all'interno delle organizzazioni? Il congresso resta ancora veramente lo strumento per legittimarne la classe dirigente in rappresentanza di una certa fetta di lavoratori, per i sindacati, o di cittadini, per i partiti?
Nei partiti il mercato delle vacche delle tessere alimenta da molto tempo ormai una politica cortigiana dove i potentati interni ai soggetti politici acquistano pacchetti di tessere che legittimano i dirigenti locali e via, via salendo su quelli nazionali, stabilendo così assetti congressuali dove, visti i numerosi esiti elettorali negativi, non si fa neppure più attenzione ad iscrivere una persona, uomo o donna, che poi nel segreto dell'urna si esprima veramente per quel partito e ciò accade spesso nei partiti di sinistra e centrosinistra.
Il correttivo, almeno per la politica, delle Primarie, strumento cui ha fatto spesso ricorso il Partito Democratico o le coalizioni di centrosinistra, ha presentato poi sempre diverse criticità, ignorate e dunque mai veramente affrontate, come spesso succede nei soggetti politici e partitici di centrosinistra e sinistra, con, inoltre, un continuo ribaltamento delle regole degli aventi diritto al voto e non arginando mai il fenomeno di partiti e coalizioni diverse, di solito di centrodestra, di andare a sostenere il candidato di centrosinistra ritenuto il peggior avversario o, viceversa, il candidato più vicino alle loro posizioni in caso di sconfitta elettorale.
Le probabilità reali poi di spuntarla di un candidato fuori dalle righe si è scontrato quasi sempre con l'impari macchina organizzativa associativa e sindacale di sinistra che spesso ha fiancheggiato le primarie e dove comunque l'eventuale outsider che fosse riuscito nell'impresa veniva spesso boicottato o annullando il risultato del voto qualora il vincitore non fosse stato uno dei candidati del sistema.
Le primarie inoltre sono state spesso l'elemento più manifesto dell'incapacità della classe politica dirigente scelta e come poco sopra descritta di trovare un candidato di sintesi.
Nei sindacati invece, la trattenuta perpetua in busta paga attraverso l'iscrizione è un vero tesoro per il sostentamento delle classi dirigenti sindacali, spesso molto meglio stipendiata dei lavoratori che dovrebbero rappresentare con innumerevoli altre voci tanto da farne una vera e propria casta.
La ritenuta sindacale mensile, proporzionale a quanto percepito, crea di fatto un diverso trattamento di rappresentanza tra chi è in grado di contribuire di più perché riveste un posizione più apicale e ben remunerata all'interno di un'organizzazione lavorativa da cui il sostentamento della classe sindacale rispetto ad un lavoratore nello stesso contratto ma di categoria inferiore pesando, se non in termini numerici, di influenza avendo più attenzione a non perdere il primo e la sua tessera pesante in termini di contributo mensile che del secondo.
Il contribuire in modo così diverso e significativo può generare pure un tentare di accaparrarsi un potenziale iscritto più benestante e solitamente in un posto di lavoro più tutelato piuttosto che rappresentarne decine che solo se messi assieme in numero spesso considerevole, viste il sempre maggior peggioramento delle buste paga, possono garantire le entrate del primo.
Prevale quindi spesso il buyer al customer nell'attività dei delegati sindacali che, per le più svariate ragioni, riescono a costruire una rapporto di fiducia, che a volte può sfociare pure in un sistema clientelare o basarsi sempre più sui sevizi resi, tipo di patronato o di CAF, che porta alla sottoscrizione di un contratto sindacale che delega la rappresentanza (apparente) anche qui a chi gestisce le tessere stabilendo gli assetti congressuali dunque le classi dirigenti ma sempre più assenti dalla realtà del mondo del lavoro e dalle vere istanze delle lavoratrici e dei lavoratori e sempre più incapaci di tradurlo anche in un'espressione di voto elettorale degli iscritti.
Infine, il tentativo deriso dalla sinistra e spesso dal sindacato di una partecipazione diretta promossa ad esempio dal MoVimento 5 Stelle è sicuramente imperfetto ma, una volta perfezionato, può superare quello che ormai è un grande limite delle organizzazioni politiche e sindacali odierne che però non possono rinunciarvi dato che non avrebbero più il controllo delle loro organizzazioni e vedrebbero messe in discussione il loro ruolo, ormai apparente, di, diremmo oggi, influencer nell'opinione pubblica ed elettorale. La formazione viene spesso lasciata all'università dove si pescano giovani già preparati che, almeno per i sindacati, non puzzano di lavoro (e i lavoratori lo sentono!) e la scrematura, che una volta cominciava nei consigli comunali per i politici e nei posti di lavoro per i sindacalisti, è invece decisa dal leader del momento che guarda alla sola fedeltà ed allineamento.

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